di Marco Rizzi

Nonostante il branding pressoché nullo, la Nike Air Foamposite è ancora oggi una delle silhouette Nike più facilmente riconoscibili. Ad oltre vent’anni dalla release originale, l’aspetto estremamente futuristico e la scocca colorata sono ancora presenti nei ricordi di chi le ha viste ai Piedi di Anfernee “Penny” Hardaway in maglia orlando Magic.

Il progetto Foamposite fu affidato da Nike al designer Eric Avar nel 1996, chiedendogli di sviluppare un nuovo modello da basket che utilizzasse le tecnologie più recenti per creare una scarpa ultraleggera e futuristica. Trovando ispirazione osservando la custodia di un paio di occhiali, Avar decise di sviluppare e brevettare un sistema che potesse produrre tomaie in materiale plastico utilizzando il minor numero di cuciture possibili. Ciò fu reso possibile grazie alla collaborazione con Daewoo, che sviluppò sia gli stampi che le presse utilizzate per produrre le tomaie dei primissimi sample della Air Foamposite. Il risultato fù una scocca semirigida e sagomata, con un lacing molto pronunciato che si avvicinava alla punta. Il tutto montato su una sole unit trasparente che mostrava una piastra in fibra di carbonio che conteneva l’unità Air. Come detto, il principale endorser della Foamposite fu Penny Hardaway anche se, secondo alcuni, il modello non era originariamente destinato a lui che era già titolare della signature line Air Penny.

La leggenda vuole che Avar stesse sviluppando la Foamposite come primo modello della nuova linea per Scottie Pippen (inaugurata proprio nel 1997 con la release della Air Pippen 1, prodotta per Scottie in una versione Zoom Air) ma Penny la vide nella borsa di Avar mentre gli venivano mostrati alcuni samples della Penny 3 e il play dei Magic se ne innamorò, decidendo che l’avrebbe indossata lui e non volendo sentire ragioni. Nonostante ciò a indossare per la prima volta sul parquet la nuovissima Air Foamposite nella colorazione di lancio “Neon Blue” non fù Penny, bensì da Miles Simon e Mike Bibby degli Arizona Wildcats che, con le Foams ai piedi vinsero il titolo NCAA nel marzo 1997.

Penny invece dovette attendere qualche settimana e, quando finalmente potè indossarle con la divisa dei Magic, fù multato dalla NBA che bandì le scarpe poiché non rispettavano il rigidissimo dress code legato alla divisa dei giocatori. Hardaway si trovò costretto a dover aggiungere con un pennarello delle strisce nere nelle venature della scocca delle sue Foams, per poterle adattare ai colori sociali dei Magic. Questa particolare versione ha preso il nickname di “Sharpie” ed è stata recentemente riproposta da Nike in un pack speciale per il lancio della Penny 6. La particolare tomaia della Air Foamposite ha permesso a Nike di sbizzarrisi con colori e grafiche molto particolari durante gli anni, come le colorazioni “Galaxy” e “Paranorman”, fino alle due versioni della collaborazione con Supreme.


Proprio la Air Foamposite “Galaxy” finì al centro di enormi polemiche nella primavera del 2012, quando venne rilasciata come parte di un pacchetto di sneakers Nike prodotte in occasione dell’ All Star Game di Orlando con colorazioni ispirate allo spazio ed alla vicina base di Cape Canaveral. Per questa Foam venne usata una grafica di nebulose e stelle per la scocca, in linea con il tema scelto da Nike, e venne rilasciata in quantità così limitate da portare alcuni fan a code di settimane davanti ai negozi ed addirittura a proporre scambi con macchine e notti di passione con le fidanzate su Craigslist, una situazione senza precedenti.

 

Author Marco Rizzi